Vendite di orologi, è un periodo nero per la Svizzera

di Alba D'Alberto

Da sempre la Svizzera  è stata accomunata agli orologi e fino a questo momento la sua tradizione orologiaia non era stata messa in crisi dal lancio sul mercato di prodotti estremamente tecnologici. Gli ultimi dati sulle vendite, però, rivelano che qualcosa è cambiato. 

I dati delle vendite relativi all’esportazione dei segnatempo fatti in Svizzera, continuano ad essere negativi per via della mancanza di interesse da parte dei clienti. Hanno perso appeal e creatività anche gli orologi storicamente ritenuti più affidabili. A dirlo sono anche i dati resi noti dalla Federazione dell’industria orologeria svizzera che non sono affatto positivi. Riassumendo gli aspetti essenziali del fenomeno si nota che rispetto allo scorso anno:

  • il valore delle esportazioni è diminuito dell’11,1% (ora pari a 1,6 miliardi di franchi);
  • nei primi quattro mesi dell’anno la contrazione è stata pari al -9,5%.

Le statistiche fanno riferimento a dati consolidati delle più importanti aziende del paese. Quello che si capisce dai dati è che il problema del calo delle vendite riguarda in particolare i modelli costosi (superiori ai 3.000 franchi) che sembrano attirare meno persone rispetto agli anni precedenti. Questo scrive Macitynet.it

Solo verso gli USA si registra un modesto +1,2% in termini di esportazioni, mentre tutte le altre nazioni segnano un rallentamento (in Cina il dato arriva a -36% rispetto allo scorso anno). In Europa il declino è particolarmente sentito in Italia (-12,3%) e Germania (-11,1%); i dati sono un po’ migliori in Giappone (-5,8%) ma sempre di numeri in negativo si tratta.

E il riferimento sono i dati messi nero su bianco a febbraio da Forbes che ha evidenziato il problema spiegando che le vendite di orologi di lusso svizzeri sono in calo anche per colpa del cosiddetto “mercato grigio”. In questo particolare segmento infatti, anche i nuovi modelli possono essere acquistati al 60% in meno rispetto al prezzo ufficiale. Il mercato grigio è cresciuto per l’eccesso di produzione derivante dalle vendite dal 2009 al 2014.

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