Richemont compra e distrugge i suoi orologi invenduti

di Valentina Cervelli Commenta

Richemont compra e distrugge i suoi orologi invenduti: è stato Zoe Wood sul The Guardian a svelare questo retroscena che contemporaneamente sciocca e “diverte”. La spesa per questi acquisti, dai suoi rivenditori, è stata di svariati milioni di euro.

La motivazione dietro a tutto ciò lascia un po’ interdetti: tutto ciò sarebbe infatti avvenuto per evitare che il surplus venisse smaltito, magari tramite un mercato “parallelo”, a prezzi troppo bassi. Secondo l’articolo, Richard Lepeau, uomo ai vertici del marchio ed uscito dal gruppo alla fine dello scorso anno, avrebbe descritto tale azione come “straordinaria” e nata in “circostanze eccezionali.” Una situazione creata dalla crescita del mercato cinese dei falsi e di quello dei rivenditori che pur di concludere affari puntavano su un comportamento ribassista a quanto pare ritenuto inaccettabile da Richmont che in questo modo avrebbe tentato di sanare i suoi canali di vendita ricomprando l’invenduto ed evitando un deprezzamento generale.

Parliamoci chiaro, non si tratta solo di un lavoro fatto per gli accessori dei brand del gruppo più accessibili, ma anche per orologi come quelli della IWC, Piaget e Vacheron Constantin. Il metallo prezioso è stato fuso nuovamente ed i movimenti e piccoli particolari smontati e pronti per riutilizzarlo. Un’azione molto importante che ha portato a sensibili cambiamenti (non sempre bene accetti, N.d.R.) all’interno del mercato dell’orologeria: questo perché a livello teorico il ragionamento non sarebbe nemmeno sbagliato, ma sembra assurdo un simile “investimento” solo per evitare vendite al ribasso o riciclare le parti degli orologi non venduti per nuovi esemplari.

 

 

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