Omega, cronometrista ufficiale delle Olimpiadi fino al 2010

di Antonino

La notizia è ufficiale: Omega continuerà ad essere cronometrista ufficiale delle Olimpiadi fino al 2020. Lo hanno annunciato al Museo Olimpico di Losanna il presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) Jacques Rogge, assieme ai rappresentati di Swatch Group tra cui Nikolas Hayek, presidente della società che annovera tra i suoi marchi anche Breguet oltre che ovviamente Omega, e il presidente di Omega Stephen Urquhart.

L’accordo prevede, oltre alla fornitura del materiale destinato alle gare, anche l’elaborazione dei dati raccolti durante lo svolgimenti di queste, la visualizzazione dei risultati nelle sedi di gara e la loro diffusione ai media che seguono la manifestazione.


In effetti, considerando l’enorme mole di aspetti tecnici a cui è necessaro fare riferimento per acquisire, elaborare e diffondere le informazioni oggi, il konw-how richiesto è ad un livello sicuramente altissimo.

Ma Omega non è nuova a questo tipo di richieste, come  più attenti ricorderanno. La sua presenza si ripropone fin dal lontano 1936, in occasione dei Giochi Olimpici di Garmisch-Partenkirchen, in Germania, quando un solo cronometrista portò sul campo 27 cronometri utilizzati per le gare. Facendo un parallelo temporale con le Olimpiadi Invernali di Torino del 2006, e all’evoluzione tecnologica raggiunta settant’anni dopo, il team impegnato in quest’ultima occasione era composto da 127 cronometristi, 81 gestori di dati, equipaggiati con 220 tonnellate di apparecchiature.

Per Le Olimpiadi di Pechino la mobilitazione è stata maggiore: 420 tonnellate di apparecchiature, utilizzate da 450 cronometristi,  e circa un migliaio di volontari istruiti in loco oper l’elaborazione dei dati.

Dati a parte, l’impegno in questo tipo di manifestazione richiede sforzi tecnologici notevoli, che portano a soluzioni innovative. L’utilizzo delle fotocellule mobili e stand-alone, resistenti alle basse temperature, all’acqua e selettive in caso di rifrazione solare, ad esempio, furono utilizzare le lontano 1948, in occasione dei Giochi Olimpici invernali di St. Moritz (più di sessant’anni fa).

La prima camera foto-finish Magic Eye, che realizzava una serie di fotogrammi a velocità adattabile in relazione al tipo di sport in cui era utilizzato, fu realizzata per in stretta collaborazione con Omega in occasione dlle Olimpiadi di Londra, disputate nello stesso anno.

Un impegno, quello di Omega, che ha portato quindi alla ricerca e allo sviluppo delle tecnologie che probabilmente vedremo nei prossimi anni anche in altri ambiti, così come accade per settori automobilistico, aeronautio, e così via, che richiedono continuamente la ricerca dello stato dell’arte.

Commenti (2)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>