Audemars Piguet Royal Oak Offshore “Gstaad Classic 2009”

di Antonino

La vocazione sportiva di Audemars Piguet dedica un’edizione del Royal Oak Offshore alla competizione storica “Gstaad Classic 2009“, una rievocazione sportiva internazionale di auto storiche immatricolate prima del 1976, a cui fa anche da sponsor.

L’orologio prende il nome dall’omonima competizione, che si svolge su diversi tracciati ubicati nel cantone Berna, precisamente a Gstaad, una cittadina di 2.500 abitanti delle Alpi Svizzere a poco più di mille metri slm.

La maison svizzera non disdegna di certo le competizioni, e il legare il suo nome a personaggi del mondo dello sport, come Rubens Barrichello o Shaquille O’Neill, e in questa versione i riferimenti al mondo delle corse non mancano di certo.

Le lancette dei piccoli quadranti del cronografo e dei secondi, ad esempio, sono rosse, così come rosso è il tasto che aziona il cronografo stesso. Barrichello, le lancette e l’auto sulla locandina ufficiale della manifestazione, una Ferrari: coincidenze? Possibile, ma è un colore che piace.

Rosse sono anche le cuciture che attraversano il cinturino nella sua lunghezza, realizzato in cuoio nero forato, a riprendere le forature traspiranti dei guanti e del volante delle vetture sportive di un tempo, terminato con una fibbia a chiusura déployante in titanio (viene fornita anche una versione in caucciù).

La lunetta e la corona sono realizzate a sagoma ottagonale, non di certo una novità per gli estimatori del marchio, e rivestite in gomma nera. Il movimento è il calibro 2326/2840, un cronografo automatico a riserva di carica di 38 ore, che si muove a 28800 alternanze l’ora. La cassa è in titanio lucido, di un bel colore champagne, con le viti di assemblaggio di acciaio lucido in bella mostra, come a sottolineare che il design lascia spazio alla tecnica, vera scommessa per le auto più prestigiose del mondo.

L’orologio è stato realizzao in soli 50 esemplari, tutti numerati e arricchiti sul fondo della cassa del nome della competizione; il numero 0 è stato battuto ad un’asta di beneficenza, devolvendo il ricavato all’ICM, un istituto che si occupa di malattie al cervello e lesioni al midollo spinale.

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