L’orologio diventa opera d’arte, qualche caso interessante

di Alba D'Alberto 1

L’orologio può diventare un’opera d’arte ma per esserlo deve trarre spunto dai grandi artisti del passato e mettere il design e lo spunto artistico al servizio della sapienza dell’orologeria. 

Il primo marchio che ha contaminato la sua produzione con gli stilemi dell’arte è stato la Swatch e tra l’altro ne abbiamo parlato in più occasioni. L’ispirazione ai maestri della storia dell’arte ha radici lontane. Come spiega La Stampa:

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Questo prodotto fresco, giovane, accessibile a tutti, diventato uno dei simboli degli Anni Ottanta, è riuscito a scavalcare non solo i confini internazionali ma anche a contaminare il mondo dell’arte. Come la pop art degli anni Sessanta, anche gli Swatch si sono ispirati alla cultura popolare, diventando presto loro stessi un mezzo d’espressione, una tela per artisti famosi come pittori, scultori, musicisti, registi.

La prima collaborazione è firmata Kiki Picasso e risale al 1984 anno in cui questo artisti ha creato un quadrante con un personaggio femminile e una serie di buchi sul quadrante superiore, spazi buoi che consentono di vedere i dischi del datario. Si tratta di un’edizione limitata molto avvincente, tanto che ne sono in circolazione soltanto 140 esemplari e uno di questi è stato venduto all’asta per 26.000 euro. Niente male per un Swatch.

Poi c’è stata la collaborazione con Keith Haring che nel suo stile ha creato tante piccole opere d’arte che negli anni Ottanta erano considerate irresistibili ma anche oggi sono da valutare tra le migliori a disposizione. Molto bella anche la collezione firmata da Sam Francis e quella di Alfred Hofkunst, altro maestro della pop art. Della collaborazione con Mika abbiamo parlato ma se volessimo approfondire il legame tra arte orologiaia e arte, si dovrebbero esplorare altri brand tra cui Patek Philippe.

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